Due mercati diversi, ma con un elemento in comune: nell’estate 2026 i prezzi non stanno rispondendo solo ai fondamentali produttivi. Nel caso delle nocciole pesa l’intervento diretto del governo turco, mentre sul frumento tenero sono le restrizioni alla navigazione nel Mar Nero e nel Mar d’Azov a modificare rapidamente gli equilibri.
In Turchia, il TMO ha fissato per la campagna 2026/27 prezzi di acquisto delle nocciole in guscio compresi tra 245 e 255 lire turche al chilo, con aumenti tra il 27,5% e il 29% rispetto allo scorso anno.
Il dato arriva però in una stagione che, sulla carta, dovrebbe essere molto più abbondante. Le stime sulla produzione turca indicano infatti volumi superiori a 800 mila tonnellate, oltre il 50% in più, grazie a rese elevate e condizioni favorevoli durante la fioritura.
L’aumento dell’offerta aveva già spinto al ribasso il mercato: da gennaio la quotazione della nocciola sgusciata 11/13 è scesa del 42%. L’intervento del TMO ha però frenato la discesa, mettendo un pavimento politico a un mercato che i fondamentali avrebbero spinto ancora più in basso.
Sul frumento tenero la dinamica è opposta. Qui il problema non è la scarsità di prodotto, ma la difficoltà a farlo uscire dai porti. Il blocco quasi simultaneo dei flussi russi e ucraini attraverso Mar Nero e Mar d’Azov sta togliendo capacità all’export e facendo salire rapidamente il premio al rischio.
Secondo Areté, la Russia potrebbe perdere da 1 a 2 milioni di tonnellate di export di frumento al mese finché le restrizioni resteranno severe. Per l’Ucraina la perdita potenziale sale a 1,5-2,5 milioni di tonnellate mensili di cereali.
Le rotte alternative non bastano a compensare il collo di bottiglia. Danubio, ferrovia, porti rumeni e Baltico stanno già mostrando segnali di saturazione. Al 25 agosto oltre 50 navi erano in attesa sul Danubio, con costi di fermo tra 5 mila e 8 mila dollari al giorno.
La tensione si è trasferita subito sui futures. Il 26 agosto il frumento CBOT dicembre è salito del 6,4% in una sola seduta, fino a 7,48 dollari per bushel, ai massimi da tre anni. Anche il Matif ha accelerato, con il contratto dicembre in rialzo di 8,50 euro per tonnellata.
Il passaggio più interessante è la divergenza tra mercati fisici e benchmark internazionali. In Russia e Ucraina i prezzi all’origine scendono, schiacciati dal raccolto e dalle difficoltà di esportazione, mentre i futures incorporano un rischio logistico crescente.
Per chi compra, il messaggio è chiaro: su nocciole e frumento i prezzi di fine estate non riflettono solo disponibilità e domanda. Decisioni politiche, logistica e accesso ai mercati stanno tornando a pesare quanto, se non più, dei raccolti.



















