Pistacchio ai massimi dal 2018, arabica stabile: mercati agricoli tra tensioni geopolitiche e attese sul raccolto brasiliano

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I mercati agricoli internazionali restano appesi a un equilibrio fragile tra fondamentali e fattori geopolitici, con dinamiche divergenti tra caffè e pistacchio che riflettono tensioni logistiche, aspettative sui raccolti e shock sull’offerta. È quanto emerge dall’ultima analisi diffusa da Areté, che fotografa un contesto ancora instabile ma con segnali di normalizzazione su alcune commodity chiave per l’industria alimentare. Sul fronte del caffè, le prospettive di un significativo aumento dell’offerta globale nel 2026 stanno contribuendo a contenere la volatilità dei prezzi, nonostante le tensioni legate alla crisi in Medio Oriente continuino a rappresentare un fattore di rischio soprattutto sul piano logistico. La distanza tra aree di produzione e mercati di consumo mantiene infatti elevata l’esposizione a possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento, elemento che resta centrale per gli operatori.

Negli ultimi due mesi, sulla piazza ICE, le quotazioni dell’arabica hanno mostrato una sostanziale stabilità, mentre la robusta ha registrato una flessione del 9%, riaprendo così le dinamiche di arbitraggio tra le due varietà. Il premio dell’arabica è infatti salito del 7%, raggiungendo quota 142 centesimi di dollaro per libbra nella prima metà di aprile, segnale di una maggiore tensione relativa su questa qualità. La debolezza della robusta è legata in larga parte all’avvio dei raccolti 2026/27 in Indonesia e Brasile, che si inseriscono in un contesto già caratterizzato da ampia disponibilità grazie al buon raccolto 2025/26 in Vietnam. Al contrario, l’arabica continua a beneficiare di una minore disponibilità dal Brasile, in attesa dell’ingresso sul mercato del nuovo raccolto, e di forniture più limitate anche dalla Colombia.

Uno scenario destinato però a cambiare nel breve periodo: le proiezioni indicano infatti un deciso incremento della produzione brasiliana di arabica per la campagna 2026/27, stimato da Areté in crescita del 21% rispetto alla stagione precedente, con la raccolta ormai prossima a entrare nella fase più intensa. Se il caffè mostra segnali di relativa stabilizzazione, il comparto del pistacchio evidenzia invece tensioni ben più marcate, con prezzi tornati ai massimi dal 2018. Il conflitto in Medio Oriente sta incidendo direttamente sulle dinamiche di offerta globale, considerando il ruolo chiave dell’Iran, secondo esportatore mondiale con una quota pari al 27%.

Il blocco delle esportazioni iraniane, in atto dall’inizio di marzo, rischia di ridisegnare i flussi commerciali, spingendo la domanda dei principali mercati di sbocco – tra cui Paesi CIS, Turchia, India e Cina – verso il prodotto statunitense. Una pressione aggiuntiva su un’offerta già molto sollecitata da una domanda globale strutturalmente in crescita. I dati confermano questa tendenza: le esportazioni dagli Stati Uniti nella campagna 2025/26, tra settembre e marzo, hanno superato le 276 mila tonnellate, in aumento del 28% su base annua e seconde solo al record registrato nel 2023/24, sostenute in particolare da una domanda europea definita senza precedenti.

In un mercato caratterizzato da elevata concentrazione e da scorte in ridimensionamento nonostante il raccolto record statunitense, le tensioni geopolitiche stanno dunque amplificando le spinte rialziste. Il risultato è un livello dei prezzi del pistacchio in guscio USA, consegnato in Europa, che ha raggiunto i valori più elevati degli ultimi otto anni. Per l’industria alimentare e la GDO, il quadro che emerge è quello di mercati sempre più interconnessi e sensibili a variabili esogene, dove la gestione degli approvvigionamenti e la diversificazione delle fonti diventano leve strategiche per contenere i rischi e preservare i margini in uno scenario ancora altamente volatile.

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