L’indagine statunitense sui rincari della carne bovina si estende alla grande distribuzione, coinvolgendo otto operatori di primo piano, tra cui Walmart, Costco e Amazon. Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato su X che la divisione antitrust ha ampliato gli accertamenti sull’accessibilità dei prezzi, portando l’attenzione anche sull’ultimo anello della filiera, quello che determina le condizioni di acquisto per i consumatori.
Secondo quanto comunicato dal Dipartimento, il procuratore generale associato Stanley Woodward ha inviato lettere alle aziende interessate in relazione alla recente impennata dei prezzi al dettaglio. Oltre ai tre gruppi, figurano Kroger, Albertsons, Aldi, Publix e Ahold Delhaize USA, in un elenco che comprende supermercati tradizionali, discount, club all’ingrosso e commercio elettronico.
L’estensione degli accertamenti si inserisce nell’attività già avviata nei confronti dei grandi gruppi della macellazione e della lavorazione delle carni. La divisione antitrust sta conducendo un’indagine penale sulle loro condotte dopo che il presidente Donald Trump li aveva accusati di contribuire all’aumento dei prezzi attraverso manipolazioni e collusioni, chiedendo al Dipartimento di Giustizia di intervenire. Si tratta di accuse da verificare, mentre l’ampliamento dell’indagine non costituisce un accertamento di responsabilità a carico dei distributori coinvolti.
Il settore presenta un’elevata concentrazione industriale: Tyson Foods, Cargill, JBS USA e National Beef Packing Company effettuano circa l’85% delle macellazioni dei bovini statunitensi ingrassati a cereali, dai quali provengono bistecche, arrosti e altri tagli destinati ai supermercati. Un dato che aiuta a comprendere il peso dei principali operatori nella filiera, senza rappresentare di per sé una prova di comportamenti anticoncorrenziali.
Sul fronte del contenzioso civile, all’inizio dell’anno Tyson Foods ha accettato di pagare 82,5 milioni di dollari per definire una proposta di azione collettiva promossa da distributori alimentari e altre imprese. I ricorrenti accusavano il gruppo di aver partecipato a un’intesa per limitare l’offerta e gonfiare i prezzi della carne bovina negli Stati Uniti; la vicenda è distinta dall’indagine del Dipartimento di Giustizia.
Gli accertamenti arrivano mentre il costo della carne bovina, che a maggio ha raggiunto un massimo storico, mette sotto pressione i bilanci delle famiglie, già alle prese con un aumento del costo della vita e con i rincari della benzina legati al conflitto in Medio Oriente. L’inclusione dei distributori amplia quindi il perimetro dell’indagine lungo la filiera, dalla lavorazione alla vendita al pubblico. Al momento della pubblicazione della notizia, gli otto gruppi non avevano risposto alle richieste di commento di Reuters.



















