Cinque tra i principali produttori britannici di alimenti e bevande inizieranno dal prossimo anno a pubblicare volontariamente i dati sulle vendite di prodotti considerati salutari, anticipando l’eventuale introduzione di un obbligo normativo nel Regno Unito. L’impegno è stato assunto da Carlsberg Britvic, Danone North Europe, KP Snacks, Nomad Foods e Premier Foods, che hanno inviato una lettera al segretario di Stato per la Salute e l’Assistenza sociale chiedendo al governo di collaborare con l’industria per definire, entro la legislatura, un sistema obbligatorio esteso a tutte le maggiori imprese del settore.
Se il progetto venisse attuato, il Regno Unito diventerebbe il primo Paese al mondo a introdurre una rendicontazione obbligatoria delle vendite di alimenti salutari lungo l’intero sistema alimentare, creando uno strumento omogeneo e trasparente per misurare i progressi verso diete più equilibrate. Le cinque aziende utilizzeranno l’attuale Nutrient Profiling Model, già adottato per individuare i prodotti ricchi di grassi, sale e zuccheri sottoposti alle restrizioni HFSS, poiché il modello è già integrato nei sistemi aziendali e consente di avviare rapidamente la raccolta e la pubblicazione dei dati. Secondo i firmatari, il ricorso al modello nutrizionale più recente richiederebbe invece la definizione di nuove metodologie e misure, con il rischio di ritardare l’avvio dell’iniziativa.
«Condividiamo l’ambizione del governo di migliorare l’alimentazione in tutto il Paese e riteniamo che i dati e la trasparenza introdotti dalla rendicontazione incentiveranno le aziende a intensificare i progressi, offrendo al governo uno strumento prezioso per valutare l’impatto delle politiche sanitarie», ha dichiarato Karen Betts, amministratore delegato della Food and Drink Federation. Betts ha sottolineato che i produttori non intendono attendere la nuova regolamentazione, ma vogliono cominciare a comunicare informazioni già disponibili, sperimentando le modalità più efficaci per raccoglierle e presentarle in vista della futura normativa.
Nella lettera, l’industria ricorda di avere investito centinaia di milioni di sterline nel Regno Unito per sviluppare alimenti e bevande con profili nutrizionali migliori. Secondo i dati presentati dalla federazione, rispetto a cinque anni fa i prodotti delle aziende associate contengono mediamente il 19% di zucchero in meno, il 18% di sale in meno e il 17% di calorie in meno, proseguendo un percorso di riformulazione iniziato nei primi anni Duemila.
Le imprese hanno inoltre adeguato ricette, promozioni e pubblicità alle limitazioni previste per i prodotti classificati come “meno salutari”, mentre una ricerca dell’Università di Leeds avrebbe rilevato una diminuzione giornaliera di due milioni di vendite di questi alimenti tra il 2021 e il 2023. Per Richard Hall, vicepresidente e segretario generale di Danone North Europe, «la trasparenza è uno dei modi migliori per favorire i progressi nel campo della salute», perché una maggiore condivisione dei dati permette di comprendere quali interventi funzionino, quali ostacoli rimangano e dove esistano ulteriori possibilità di miglioramento. Nick Brown, direttore Environment, Social and Governance di Premier Foods, ha invece evidenziato il ruolo delle aziende nel lanciare prodotti più salutari, modificare le ricette esistenti e adottare modalità responsabili di commercializzazione e vendita.
La rendicontazione, ha aggiunto Brown, consentirà di mostrare sia i risultati già raggiunti sia gli ambiti nei quali sono ancora necessari interventi, sulla base di indicatori allineati alla Food Data Transparency Partnership del governo britannico. Le aziende si sono impegnate anche a condividere con il resto del settore le difficoltà incontrate nell’applicazione del sistema, comprese la gestione dei dati dopo fusioni e acquisizioni e la separazione dei risultati relativi al Regno Unito da quelli contenuti nei rapporti globali.
L’obiettivo è costruire un meccanismo sufficientemente solido da poter essere applicato su larga scala, mantenendo stabili i criteri di valutazione e il quadro normativo. I promotori si attendono ora l’adesione di altre imprese e chiedono che la pubblicazione dei dati sia progressivamente estesa non soltanto alla produzione, ma anche agli altri comparti del sistema alimentare britannico.



















