Albertsons chiude l’esercizio 2025 con vendite in crescita, una buona tenuta operativa e un’accelerazione delle attività digitali e di loyalty, ma il quarto trimestre va in rosso per effetto del maxi onere legato al quadro transattivo sugli oppioidi. Il gruppo statunitense della distribuzione alimentare e farmaceutica ha archiviato l’ultimo trimestre con ricavi per 20,3 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 18,8 miliardi dell’analogo periodo precedente, beneficiando anche della settimana aggiuntiva del bilancio 2025, articolato su 53 settimane. Le vendite comparabili sono cresciute dello 0,7%, mentre il digitale ha segnato un progresso del 16%. Ancora in aumento anche la base clienti fidelizzati, salita del 12% a 51,2 milioni di membri.
Sul fronte reddituale, il trimestre si è chiuso con una perdita netta di 480,8 milioni di dollari, pari a 0,94 dollari per azione, contro un utile di 171,8 milioni dell’anno precedente. A pesare è stato soprattutto l’accantonamento da 773,8 milioni di dollari collegato all’accordo per chiudere sostanzialmente tutte le controversie relative agli oppioidi, con pagamenti previsti nell’arco di nove anni. Al netto delle componenti straordinarie, Albertsons ha comunque riportato un utile netto rettificato di 251,7 milioni di dollari, pari a 0,48 dollari per azione, e un Adjusted Ebitda di 903,4 milioni, in aumento dagli 855,1 milioni del quarto trimestre 2024.
Nell’intero esercizio 2025 i ricavi hanno raggiunto 83,2 miliardi di dollari, contro 80,4 miliardi dell’anno precedente. Le vendite comparabili sono cresciute del 2%, mentre il business digitale ha registrato un balzo del 21%, confermando il peso crescente dell’omnicanalità nel modello del retailer. L’utile netto è sceso a 217,4 milioni di dollari, contro i 958,6 milioni del 2024, ma l’utile rettificato si è attestato a 1,209 miliardi, pari a 2,18 dollari per azione. L’Adjusted Ebitda annuale è stato di 3,902 miliardi di dollari, in lieve calo rispetto ai 4,005 miliardi dell’anno precedente.
Per la grande distribuzione americana, il dato conferma una fase di resilienza operativa, in cui la crescita di fedeltà e canali digitali compensa soltanto in parte le pressioni sui margini. Nel trimestre il margine lordo è sceso dal 27,4% al 27,2%, penalizzato soprattutto dall’aumento dei costi di consegna e handling legati allo sviluppo delle vendite online. Anche la farmacia ha continuato a scontare venti contrari sul lato dei prezzi, collegati in particolare all’Inflation Reduction Act e al nuovo mix del settore.
Sul piano industriale, nel 2025 Albertsons ha investito 1,84 miliardi di dollari in conto capitale, completando 94 ristrutturazioni, aprendo nove nuovi negozi e proseguendo gli investimenti in tecnologia e piattaforme digitali. A fine febbraio il gruppo contava 2.244 punti vendita, 1.713 farmacie in store, 405 fuel center, 22 centri distributivi e 19 stabilimenti produttivi.
Il management accompagna i risultati con una nuova spinta alla remunerazione degli azionisti. Il consiglio di amministrazione ha aumentato del 13% il dividendo trimestrale, portandolo da 0,15 a 0,17 dollari per azione. Parallelamente è stata incrementata di 900 milioni di dollari l’autorizzazione residua per il buyback, che sale così a 2 miliardi complessivi. Nel solo 2025 Albertsons ha riacquistato 78,7 milioni di azioni per un controvalore di 1,49 miliardi di dollari.
Sul fronte finanziario, il gruppo ha inoltre rifinanziato parte del debito con l’emissione di nuove obbligazioni per 2,1 miliardi di dollari, utilizzate per rimborsare integralmente bond in scadenza nel 2027 e nel 2028. Il debito netto su Adjusted Ebitda è salito a 2,24 volte da 1,88 volte dell’anno precedente.
Per l’esercizio 2026 Albertsons prevede vendite comparabili tra 0% e +1%, un Adjusted Ebitda compreso tra 3,85 e 3,925 miliardi di dollari e un utile per azione rettificato tra 2,22 e 2,32 dollari. Gli investimenti sono attesi tra 2 e 2,2 miliardi di dollari. L’outlook incorpora però un impatto negativo stimato in 150 punti base legato al programma Medicare Drug Price Negotiation entrato in vigore il 1° gennaio 2026. Per il retailer guidato da Susan Morris, il nuovo esercizio si apre quindi con una crescita più prudente sul fatturato, ma con l’obiettivo di rafforzare produttività, generazione di cassa e ritorni per gli azionisti.



















