Le arachidi statunitensi tornano al centro dell’attenzione dei mercati internazionali, dopo il forte aumento registrato all’inizio di settembre dal prezzo della varietà Runner 40/50, salito del 24% fino a raggiungere 1.550 dollari per tonnellata, il livello più elevato osservato da marzo 2025.
Secondo le analisi di Areté, alla base di questa crescita si trovano sia l’effetto di trascinamento delle quotazioni dell’origine argentina, principale concorrente degli Stati Uniti sul mercato internazionale, sia le attese di una forte contrazione della produzione americana nella campagna appena iniziata.
Le previsioni del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense indicano infatti per il 2026 un raccolto di circa 2,4 milioni di tonnellate, in diminuzione del 27% rispetto al livello record raggiunto nel 2025 e destinato, se le stime saranno confermate, a rappresentare il risultato più basso dalla campagna 2014/15.
La flessione produttiva è riconducibile soprattutto alla netta riduzione delle superfici seminate, diminuite del 29% rispetto alla stagione precedente, dopo che i bassi livelli dei prezzi nella fase delle semine avevano ridotto la convenienza della coltura e spinto numerosi agricoltori a destinare i terreni ad altre produzioni.
Mentre la raccolta statunitense muove i primi passi, l’attenzione degli operatori è quindi concentrata non soltanto sui volumi che saranno effettivamente disponibili, ma anche sulla qualità del prodotto e sulle rese, elementi che potrebbero incidere ulteriormente sull’equilibrio del mercato nei prossimi mesi.
Sul fronte della domanda, le prospettive appaiono invece più dinamiche, con un recupero dei consumi interni stimato al 14% su base annua e una crescita delle esportazioni dell’1%, segnali che confermano un rafforzamento degli acquisti proprio mentre la produzione è prevista in sensibile diminuzione.
Nonostante questo scenario, il mercato statunitense dovrebbe continuare a beneficiare delle scorte iniziali record accumulate grazie all’abbondante raccolto del 2025, riserve che, almeno nel breve periodo, potrebbero mantenere gli approvvigionamenti su livelli adeguati e limitare il rischio di una carenza di prodotto.
Le ampie giacenze rappresentano dunque un importante elemento di equilibrio, ma potrebbero non essere sufficienti a neutralizzare completamente le pressioni rialziste, soprattutto se la domanda interna dovesse crescere secondo le previsioni e le esportazioni mantenessero un andamento positivo.
A rendere più sostenuto il quadro internazionale contribuiscono inoltre le difficoltà dell’Argentina, dove i problemi produttivi registrati nel corso dell’anno hanno ridotto soprattutto la disponibilità di arachidi di qualità, spingendo gli operatori a rivolgersi con maggiore interesse verso il prodotto statunitense.
Secondo Areté, l’offerta argentina potrebbe rimanere limitata fino all’arrivo del raccolto 2027, una prospettiva che rischia di prolungare le tensioni sulle quotazioni internazionali e di mantenere elevata la competizione tra gli acquirenti per assicurarsi i volumi disponibili.
Il mercato si trova quindi a confrontarsi con dinamiche contrapposte, poiché da una parte le consistenti scorte americane offrono una protezione contro eventuali squilibri immediati, mentre dall’altra la forte riduzione della nuova produzione e la minore disponibilità argentina continuano a sostenere i prezzi.
L’evoluzione delle quotazioni dipenderà ora dall’esito effettivo della raccolta negli Stati Uniti, dal ritmo di assorbimento delle scorte e dalla capacità dell’Argentina di tornare a offrire volumi sufficienti, in uno scenario che potrebbe rimanere caratterizzato da una significativa volatilità almeno fino alla prossima campagna.



















