L’inflazione alimentare nel Regno Unito è rimasta stabile ad agosto, con i prezzi di alimenti e bevande analcoliche aumentati dell’1,3% rispetto allo stesso mese del 2025, un dato invariato in confronto a luglio, mentre su base mensile la crescita si è attestata allo 0,4%.
Secondo la Food and Drink Federation, la tenuta dell’indice è il risultato degli sforzi compiuti dall’intero sistema alimentare britannico, e in particolare dalle aziende manifatturiere, per individuare nuove efficienze, contenere le spese operative e limitare il più possibile i rincari trasferiti ai consumatori.
Questo equilibrio, tuttavia, potrebbe rivelarsi soltanto temporaneo, perché sui bilanci delle imprese continuano a pesare le conseguenze della guerra in Iran, le siccità che hanno interessato il Regno Unito e altre aree d’Europa e gli effetti del fenomeno climatico El Niño.
Pressioni che, secondo la federazione, non sono ancora state assorbite interamente dai prezzi al dettaglio e potrebbero quindi riflettersi progressivamente sui listini dei supermercati durante gli ultimi mesi del 2026 e nel corso del prossimo anno.
«L’inflazione è rimasta stabile ad agosto perché l’intero sistema alimentare, compresi i produttori, sta cercando con grande difficoltà nuove efficienze per mantenere i costi per i consumatori al livello più basso possibile», ha dichiarato Liliana Danila, capo economista dell’FDF.
Danila ha però sottolineato che le difficoltà generate dalle tensioni geopolitiche e dagli eventi climatici restano molto concrete e rappresentano una sfida significativa per un’industria che sta già assorbendo una parte consistente dell’aumento dei costi.
Le differenze tra le singole categorie merceologiche risultano intanto particolarmente marcate, con il pesce che ad agosto ha registrato il rincaro più elevato, pari all’11,8% su base annua, seguito dall’acqua, cresciuta dell’8,9%, dalla frutta conservata, salita del 7,7%, e dalla pasta, aumentata del 7,2%.
Non tutti i comparti hanno però seguito la stessa direzione, poiché quindici categorie hanno evidenziato una diminuzione dei prezzi, contribuendo a mantenere stabile il dato complessivo dell’inflazione alimentare.
La flessione più consistente ha riguardato il burro, che è costato il 7% in meno rispetto a un anno prima, mentre i prezzi dei succhi di frutta e verdura sono diminuiti del 4,1%, quelli delle pizze del 3,9% e quelli di confetture e marmellate del 3,5%.
Nonostante questi ribassi, le previsioni elaborate dalla Food and Drink Federation delineano un quadro più difficile per la fine dell’anno e soprattutto per il 2027, quando le pressioni accumulate lungo la filiera potrebbero tradursi in aumenti più consistenti sugli scaffali.
L’associazione stima infatti che l’inflazione alimentare possa raggiungere il 3,9% entro dicembre 2026, per poi continuare a salire nel corso dell’anno successivo fino a toccare un picco del 6,4% nel luglio 2027.
Una simile evoluzione rappresenterebbe una nuova pressione sui bilanci delle famiglie britanniche, già esposte all’aumento delle spese per l’energia, l’abitazione e altri beni essenziali, riducendo ulteriormente il loro potere d’acquisto.
Per evitare che le crescenti difficoltà delle imprese si traducano interamente in nuovi rincari, l’FDF ha chiesto al governo britannico di introdurre misure capaci di ridurre i costi sostenuti dall’industria alimentare e delle bevande.
Tra le proposte sottoposte al Cancelliere figura in particolare un sostegno energetico rapido e mirato, che secondo la federazione potrebbe alleggerire le spese di produzione e contribuire a frenare il trasferimento degli aumenti lungo la filiera.
«Alimenti e bevande sono beni essenziali ai quali le famiglie non possono rinunciare e, se il governo intende affrontare seriamente il costo della vita, questo settore deve essere considerato una priorità», ha concluso Danila.
La stabilità osservata ad agosto non elimina dunque il rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione nei prossimi trimestri, mentre la capacità delle aziende di continuare ad assorbire i maggiori costi dipenderà dall’evoluzione delle crisi internazionali, delle condizioni climatiche e dalle decisioni che saranno adottate dal governo.



















