Coca-Cola vale 85 miliardi di dollari per l’economia Usa e prepara investimenti per 10 miliardi

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Il sistema Coca-Cola contribuisce ogni anno per 85 miliardi di dollari al prodotto interno lordo degli Stati Uniti, l’equivalente di circa 10 milioni di dollari di attività economica ogni ora, e sostiene direttamente e indirettamente quasi un milione di posti di lavoro distribuiti su tutto il territorio nazionale.

È quanto emerge da uno studio indipendente commissionato da The Coca-Cola Company a Steward Redqueen, che ha analizzato l’impatto generato nel 2025 dalle attività statunitensi del gruppo e dalla rete composta da 61 partner imbottigliatori, prendendo in considerazione sia l’occupazione interna sia i posti di lavoro collegati ai fornitori, alla distribuzione, alla ristorazione e ai punti vendita nei quali vengono commercializzate le bevande.

Negli Stati Uniti il portafoglio comprende, oltre a Coca-Cola, marchi come Coca-Cola Zero Sugar, Diet Coke, Sprite, Gold Peak, Powerade, Dasani, smartwater, BODYARMOR, Minute Maid, Simply e fairlife, distribuiti attraverso una struttura produttiva formata da oltre 70 stabilimenti e centinaia di centri logistici attivi nei 50 Stati, a Washington D.C. e a Porto Rico.

Secondo la ricerca, in 25 Stati il contributo economico riconducibile al sistema supera il miliardo di dollari, mentre la spesa sostenuta annualmente presso i fornitori americani raggiunge circa 37 miliardi, generando ricadute per agricoltori, produttori di ingredienti e imballaggi, imprese di trasporto e numerose altre aziende coinvolte nella realizzazione e nella consegna dei prodotti.

Coca-Cola stima inoltre che 98 centesimi di ogni dollaro speso per le sue bevande rimangano all’interno dell’economia statunitense, grazie a un modello fondato sull’approvvigionamento, sull’occupazione, sulla produzione e sulla distribuzione prevalentemente locali, anche se il dato, come gli altri risultati presentati, deriva da una ricerca commissionata direttamente dall’azienda.

Lo studio prende in esame anche gli interventi sociali sostenuti insieme a The Coca-Cola Foundation e alla Coca-Cola Scholars Foundation, che nel 2025 avrebbero destinato complessivamente 177 milioni di dollari a programmi per le comunità americane, compresi 60 milioni riservati all’istruzione e alle iniziative di autonomia economica.

Al contributo già prodotto dalle attività correnti si aggiunge il nuovo piano di sviluppo annunciato dal gruppo, che prevede investimenti per 10 miliardi di dollari negli Stati Uniti tra il 2026 e il 2030, destinati alla costruzione o all’ampliamento di stabilimenti produttivi, piattaforme distributive e sedi operative.

Tra i progetti già comunicati figurano interventi a Rancho Cucamonga, in California, Colorado Springs, Indianapolis, Birmingham, Coopersville, St. Cloud, Orlando e Webster, nello Stato di New York, con l’obiettivo di aumentare la capacità della rete e rafforzarne la tenuta di fronte ai cambiamenti del mercato e delle catene di approvvigionamento.

«Questa valutazione conferma ciò che vediamo ogni giorno: il sistema Coca-Cola è profondamente radicato in America e continua a generare valore per le persone e le comunità che serviamo», ha dichiarato John Murphy, presidente e direttore finanziario di The Coca-Cola Company, sottolineando il peso della rete produttiva, dell’occupazione locale e delle collaborazioni con i fornitori.

Il modello statunitense della multinazionale si basa storicamente sul rapporto con imbottigliatori indipendenti, avviato nel 1899 con la prima attività di imbottigliamento aperta a Chattanooga, in Tennessee, e ampliato nel tempo fino alla nascita, nel 2017, di Liberty Coca-Cola Beverages, il partner più recente entrato nel sistema.

Coca-Cola Consolidated, maggiore imbottigliatore statunitense per numero di consumatori raggiunti, opera oggi in 14 Stati e rappresenta uno degli esempi più significativi di come la presenza nazionale del marchio sia sostenuta da imprese fortemente radicate nei singoli territori e legate alle rispettive comunità.

«Viviamo e lavoriamo nelle stesse comunità che serviamo, quindi l’impatto della nostra attività è personale», ha affermato il presidente e direttore operativo Dave Katz, ricordando il contributo delle persone impegnate ogni giorno nella produzione, nel trasporto e nella vendita, oltre a quello dei clienti e dei territori che hanno accompagnato la crescita dell’azienda nel corso delle generazioni.

Quella presentata è la seconda ricerca condotta da Steward Redqueen sull’impatto di Coca-Cola negli Stati Uniti e offre una fotografia della complessa filiera costruita attorno al gruppo, nella quale industria, agricoltura, logistica, commercio e ristorazione concorrono a determinarne il peso economico complessivo.

Con i 10 miliardi di dollari programmati fino al 2030, Coca-Cola punta ora a consolidare questa infrastruttura, incrementare la capacità produttiva e distributiva e rafforzare ulteriormente la propria presenza in un mercato nel quale opera da 140 anni, passando da un’unica bevanda a un portafoglio globale di circa 200 marchi.

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