Greggs ha superato Costa Coffee ed è diventata la più grande insegna britannica di caffetterie per numero di punti vendita, un risultato che conferma il peso crescente degli operatori bakery e food-to-go all’interno di un mercato sempre più competitivo e caratterizzato da confini meno netti tra consumo di caffè, ristorazione rapida e acquisto di prodotti alimentari da asporto.
Secondo il rapporto Project Café UK 2026 di Allegra World Coffee Portal, Greggs dispone di 2.737 locali, contro i 2.707 di Costa Coffee, conquistando per la prima volta una posizione tradizionalmente occupata dalla catena specializzata e dimostrando come i consumatori britannici siano ormai abituati ad acquistare bevande calde anche presso insegne che non appartengono al segmento classico delle caffetterie.
Il sorpasso riflette infatti la crescente capacità degli operatori non tradizionali di affiancare alle proprie principali categorie di prodotto un’offerta di caffè competitiva, sostenuta da prezzi accessibili, rapidità del servizio e assortimenti pensati per accompagnare diversi momenti della giornata, dalla colazione alla pausa pranzo fino agli spuntini pomeridiani.
La convenienza economica sta assumendo un’importanza sempre maggiore nelle decisioni dei clienti e proprio il posizionamento di Greggs, costruito sull’integrazione tra prodotti da forno, pasti veloci e bevande, ha permesso all’insegna di ampliare la propria base di consumatori e di rafforzare la frequenza delle visite nei negozi.
Il mercato britannico delle caffetterie a marchio ha comunque continuato a crescere nel suo complesso, registrando durante il 2025 un aumento del 3,5% del numero di esercizi, arrivati a 12.313 unità, mentre le vendite sono avanzate del 5,5% fino a raggiungere un valore complessivo di 6,8 miliardi di sterline.
La crescita più sostenuta del fatturato rispetto al numero dei locali evidenzia la tenuta della domanda, nonostante la pressione esercitata sul potere d’acquisto delle famiglie, e conferma la capacità del settore di generare valore attraverso l’ampliamento dell’offerta, l’innovazione dei menu e una maggiore attenzione alle occasioni di consumo fuori casa.
L’avanzata di Greggs è stata favorita soprattutto dalla continua espansione della rete, che nella prima metà del 2026 si è arricchita di 34 nuove aperture, portando il numero complessivo dei negozi a 2.773 alla fine di giugno e rafforzando ulteriormente una presenza già capillare nel territorio britannico.
Parallelamente allo sviluppo della rete, il gruppo ha lavorato per rendere più articolata la propria proposta di caffetteria, introducendo nuove referenze come gli iced matcha latte e intervenendo sull’assortimento alimentare, con l’obiettivo di intercettare tendenze di consumo emergenti e attrarre anche i clienti più giovani.
Nel primo semestre del 2026 Greggs ha realizzato vendite complessive per 1,1 miliardi di sterline, in crescita del 7,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i ricavi a parità di perimetro dei negozi gestiti direttamente sono aumentati del 2,1%, mostrando un andamento positivo anche nelle sedi già operative.
L’insegna prevede di concludere il 2026 con l’apertura netta di circa 100-110 nuovi punti vendita e ritiene che nel lungo periodo il mercato britannico possa sostenere una rete di almeno 3.500 negozi, prospettiva che potrebbe rendere ancora più ampio il distacco rispetto ai principali concorrenti.
Costa Coffee continua nel frattempo a investire nel rinnovamento dei locali, nello sviluppo di nuovi format e nell’aggiornamento della gamma, cercando di rafforzare tanto l’esperienza di consumo quanto la capacità di competere sul prezzo e sull’ampiezza dell’offerta.
A luglio la catena ha riportato gli scone nel proprio menu dopo cinque anni di assenza, proponendo anche un Afternoon Bundle che abbina una bevanda calda o fredda di dimensioni regolari a uno scone servito con marmellata e panna, nel tentativo di rilanciare le occasioni di consumo pomeridiane.
Il primato raggiunto da Greggs rappresenta dunque qualcosa di più di un semplice avvicendamento in testa alla classifica, perché fotografa la trasformazione strutturale di un comparto nel quale il caffè non è più soltanto il prodotto centrale delle catene specializzate, ma una componente strategica dell’offerta di panetterie, insegne food-to-go, supermercati e operatori della ristorazione rapida.



















