Il comparto del riso reagisce alla crisi tra “Basmati italiano” e difesa delle colture

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La risicoltura italiana prova a reagire alle difficoltà del mercato attraverso innovazione varietale, sostegni pubblici, strumenti assicurativi e nuove strategie agronomiche, secondo il quadro emerso a Vercelli durante la seconda edizione di Risò, il Festival internazionale del riso che ha riunito istituzioni, associazioni, tecnici e produttori.

Il settore mantiene un ruolo centrale nell’agricoltura europea, poiché l’Italia realizza oltre il 50% della produzione risicola comunitaria, con circa 220mila ettari coltivati e più di 1,4 milioni di tonnellate ottenute ogni anno, nonostante la crescente concorrenza internazionale, la volatilità economica e gli effetti dei cambiamenti climatici.

Il Piemonte concentra il 52% della superficie nazionale, soprattutto nel Vercellese e nel Novarese, mentre la Lombardia raggiunge il 42,2%, con la Lomellina che rappresenta il principale territorio risicolo europeo per estensione; il restante 6% comprende Veneto, Emilia-Romagna, Sardegna e Calabria, oltre alle più recenti sperimentazioni “all’asciutto” avviate in Friuli-Venezia Giulia.

Una possibile risposta alle difficoltà del comparto arriva dal progetto presentato da Confagricoltura per lo sviluppo di una varietà aromatica nazionale, già definita il “Basmati italiano”, che punta a offrire un’alternativa interamente made in Italy al riso importato soprattutto da India e Pakistan, intercettando una domanda in crescita e ampliando le opportunità commerciali delle aziende.

Accanto alla diversificazione varietale resta determinante il sostegno della Politica agricola comune, che sulle domande presentate dal 2023 al 2026 ha destinato alla risicoltura 274,6 milioni di euro, erogati dagli Organismi pagatori coordinati da Agea per una superficie ammissibile complessiva di 854.695,22 ettari.

La quota maggiore delle risorse, pari a 146,7 milioni di euro, è andata al Piemonte, seguito dalla Lombardia con 112,8 milioni e dall’Emilia-Romagna con 5,2 milioni, mentre Sardegna e Veneto hanno ricevuto più di 4 milioni ciascuna, la Toscana 342.741 euro e la Calabria poco più di 319mila euro.

Per la campagna 2026 Agea ha disposto con tre mesi di anticipo il pagamento di 245,17 euro per ettaro, corrispondente al 75% dell’importo massimo erogabile in questa fase, mentre dal 1° dicembre sarà versato il saldo restante, fino a raggiungere un sostegno complessivo massimo di 370,11 euro per ettaro.

L’anticipazione è stata resa possibile dall’Area Monitoring System, la tecnologia satellitare che consente di osservare continuamente le superfici agricole e utilizzare i dati raccolti per velocizzare i controlli, superando le tradizionali tempistiche legate alla conclusione del periodo fenologico.

Un altro elemento significativo riguarda la diffusione delle coperture assicurative, perché, secondo l’analisi presentata da Ismea, il valore assicurato del riso ha sfiorato i 740 milioni di euro, con un aumento del 12% rispetto al 2024, mentre circa il 75% delle superfici risulta protetto da polizze, contro una media nazionale delle colture vegetali seminative ferma intorno al 9%.

Il Nord Italia concentra il 99,7% dei valori assicurati e le aziende scelgono soprattutto coperture contro le avversità più frequenti, come grandine, vento forte ed eccesso di pioggia, mentre rimane più limitata la protezione dai rischi catastrofali, compresa la siccità, che ha inciso in maniera significativa sulle produzioni della campagna in corso.

«In un quadro caratterizzato da una crescente incertezza climatica e da una forte volatilità economica, la gestione del rischio cessa di essere un mero adempimento burocratico e si trasforma in un pilastro strategico della resilienza e della competitività delle imprese», ha dichiarato il direttore generale di Ismea, Sergio Marchi.

Tra gli strumenti disponibili figurano il Fondo di Riassicurazione pubblico, il Consorzio di Riassicurazione e AgriCat, il Fondo mutualistico nazionale cofinanziato dall’Unione europea, ai quali si aggiunge il Cevi, l’indice sviluppato da Ismea per individuare la vulnerabilità dei comuni agli eventi estremi e orientare le coperture e gli interventi di prevenzione.

Sul piano agronomico, il settore deve affrontare la crescente diffusione di giavoni, ciperacee, riso crodo e popolazioni resistenti agli erbicidi, una situazione che rende il trattamento di pre-semina o pre-emergenza non più una semplice opzione, ma il fondamento di una strategia integrata per ridurre la pressione delle infestanti fin dalle prime fasi della coltivazione.

Mirko Guarise, EMEA Herbicides Product Manager per Rice Specialty Crops & Dessicants di FMC Agro Italia, ha sottolineato che gli erbicidi residuali consentono di intervenire quando le infestanti sono più sensibili, assicurando maggiore selettività e persistenza d’azione e limitando le diverse ondate di emergenza dei giavoni nelle settimane più delicate per la coltura.

La gestione precoce assume un peso decisivo anche sul piano produttivo, poiché nelle situazioni di forte infestazione da giavoni e altre graminacee le perdite di resa possono variare dal 30 al 70%, superare l’80% nei casi estremi e arrivare, nelle prove condotte sul riso a semina diretta senza un controllo efficace, fino al 90-92%.

La diffusione di sistemi basati su varietà tolleranti agli erbicidi ALS e ACCase impone inoltre di evitare l’impiego ripetuto degli stessi meccanismi d’azione, che esercita una forte pressione selettiva e può favorire la comparsa di biotipi resistenti, riducendo progressivamente l’efficacia delle soluzioni disponibili.

Il futuro del diserbo passa quindi dalla combinazione di pre-semina, pre-emergenza, post-emergenza precoce e tradizionale, affiancando molecole differenti e adeguate pratiche agronomiche per salvaguardare le tecnologie esistenti e mantenere nel tempo la produttività delle aziende.

Dal “Basmati italiano” alle coperture assicurative, dagli anticipi della Pac alla gestione delle infestanti, il quadro tracciato a Risò mostra dunque una filiera ancora forte nel panorama europeo, ma chiamata a rispondere alle pressioni climatiche, produttive e commerciali attraverso maggiore prevenzione, ricerca e diversificazione.

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