Venere, quasi trent’anni dopo: come si rinnova un’icona del riso italiano

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Dalla varietà nata a Vercelli nel 1997 alle Cups, dalla pasta agli snack: la presenza di Riso Scotti e Sa.Pi.Se a Risò racconta come innovazione e nuovi consumi possano fare evolvere una materia prima senza cancellarne l’identità.

Tornare a Vercelli, per Venere, significa tornare nel luogo in cui tutto è cominciato. Ma la presenza di Riso ScottiSa.Pi.Se a Risò 2026, conclusosi ieri, ha raccontato soprattutto ciò che è accaduto dopo: come una varietà nata dalla ricerca agronomica nel 1997 sia riuscita a evolvere insieme ai consumatori, passando dal riso integrale da cucinare a nuove categorie, formati e occasioni di consumo.

Quasi trent’anni sono un periodo lungo per un prodotto alimentare. Cambiano le famiglie, i tempi dedicati alla cucina, i luoghi nei quali si mangia e persino il significato attribuito alla praticità.

La sfida diventa allora cambiare senza perdere riconoscibilità. Perché innovare non significa necessariamente cambiare il prodotto. Nel caso di Venere, il punto di partenza continua a essere lo stesso chicco nero aromatico nato nel Centro Ricerca e Sviluppo di Sa.Pi.Se attraverso un incrocio convenzionale tra una varietà nera asiatica e una della Pianura Padana.

Il suo colore scuro è naturale ed è legato alla presenza di antociani nel pericarpo; il chicco è integrale e durante la cottura sprigiona un aroma intenso e caratteristico.

Intorno a questa identità, però, Riso Scotti ha progressivamente costruito nuove possibilità.

Innovare una materia prima fortemente identitaria non significa necessariamente cambiarla: può significare moltiplicare i modi e i momenti in cui entra nella vita delle persone.

Lo stesso chicco, un consumo diverso

Le più recenti Cups “Apri, Scalda e Gusta” sono probabilmente l’esempio più immediato di questa trasformazione.

Un riso nato dalla ricerca agronomica italiana quasi trent’anni fa entra oggi nel mondo dei ready meal, pronto in pochi minuti e destinato a occasioni di consumo molto diverse da quelle tradizionalmente associate al riso: il pranzo veloce, l’ufficio, l’università, una cena informale.

Ma il passaggio forse ancora più significativo avviene quando Venere esce dalla propria categoria.

Con Pasta Venere, grano 100% italiano e farina di riso Venere si incontrano in un prodotto che trasferisce colore, profumo e personalità del chicco nero in un’altra delle grandi categorie della cultura alimentare italiana.

E il percorso continua con snack e sostitutivi del pane. Complessivamente sono oggi 25 le referenze sviluppate da Riso Scotti con Venere.

Da un chicco, dunque, non è nata semplicemente una gamma più ampia. È nato un ecosistema di prodotti e occasioni di consumo.

Quando l’innovazione arriva in cucina

C’è poi un ulteriore passaggio. Perché l’innovazione alimentare non si esaurisce necessariamente nel packaging o nello sviluppo di una nuova referenza.

Su Cucina Creativa, la piattaforma editoriale di Riso Scotti dedicata alla cultura del cibo, Venere è diventato nel tempo protagonista di decine di ricette e interpretazioni: dalla cucina quotidiana alle bowl, dai piatti unici agli abbinamenti più creativi.

Lo stesso approccio è stato portato a Risò attraverso degustazioni e show-cooking, trasformando la presenza in fiera anche in un’occasione per mostrare concretamente la versatilità gastronomica del prodotto.

Un’identità che continua a evolvere

È forse questa la parte più interessante della storia di Venere: essere rimasto riconoscibile mentre cambiavano i modi di consumarlo.

Una materia prima nata dalla ricerca italiana che, quasi trent’anni dopo, continua a generare nuovi prodotti, occasioni e linguaggi.

A Risò, Riso ScottiSa.Pi.Se hanno riportato Venere nel luogo in cui la sua storia è cominciata. Ma il racconto che ne emerge guarda soprattutto in avanti: preservare origine, filiera e identità e, allo stesso tempo, continuare a chiedersi come mangeremo doma

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