L’industria alimentare scozzese contesta i piani del Governo per introdurre un tetto ai prezzi di alcuni prodotti alimentari, mettendo in discussione sia la chiarezza delle proposte sia la loro capacità di contrastare le cause dell’inflazione. A esprimere le preoccupazioni del settore è David Thomson, amministratore delegato della Food and Drink Federation Scotland, che chiede all’esecutivo di abbandonare il progetto e concentrare gli interventi sui costi sostenuti dalle imprese.
Al centro delle critiche c’è innanzitutto la mancanza di indicazioni su aspetti essenziali del possibile provvedimento, a partire dall’individuazione degli alimenti che sarebbero interessati dal limite di prezzo. “Nonostante abbia pubblicato un documento di consultazione molto lungo, articolato in nove capitoli, il Governo scozzese non è ancora in grado di rispondere ad alcune delle domande più basilari sui suoi piani per un tetto ai prezzi alimentari, compreso quali prodotti sarebbero effettivamente soggetti al limite” afferma Thomson.
Un’incertezza che, secondo il rappresentante della federazione, alimenta forti preoccupazioni lungo l’intera filiera alimentare e delle bevande, in un contesto nel quale i produttori continuano a confrontarsi con molteplici pressioni economiche. Le aziende, sostiene Thomson, si interrogano sempre più sulla consapevolezza del Governo rispetto alle difficoltà del comparto e al contributo che queste attività assicurano all’economia scozzese.
La contestazione riguarda soprattutto il rapporto tra prezzi al consumo e costi di produzione, che secondo la federazione non verrebbe affrontato attraverso l’imposizione di un limite sugli scaffali. “I tetti ai prezzi alimentari non affronteranno le cause alla base dell’inflazione alimentare” sottolinea Thomson, richiamando le spese che continuano a gravare sui bilanci dei produttori.
Nell’elenco figurano energia, lavoro, materie prime, imballaggi e costi legati agli obblighi normativi, fattori che rimarrebbero a carico delle imprese anche in presenza di prezzi imposti per determinati prodotti. “Fissare un tetto al prezzo sullo scaffale di prodotti selezionati non elimina questi costi e non farà altro che trasferirli altrove” osserva l’amministratore delegato.
Per la Food and Drink Federation Scotland, quindi, il nodo dell’accessibilità economica degli alimenti deve essere affrontato intervenendo sulle pressioni che attraversano la filiera. La posizione espressa da Thomson lega il contenimento dell’inflazione alla possibilità per le imprese di operare in condizioni favorevoli agli investimenti e alla crescita.
Da qui la richiesta rivolta ai ministri scozzesi di riconsiderare il progetto alla luce delle criticità sollevate dal settore. “Il Governo scozzese deve ascoltare le evidenze, riconoscere i rischi e abbandonare i suoi piani per un tetto ai prezzi alimentari”, conclude Thomson, sollecitando politiche capaci di agire sulle reali cause dei rincari e creare le condizioni per prezzi accessibili nel lungo periodo, investimenti e sviluppo.



















