TEHA: il conflitto in Medio Oriente riaccende l’allarme nel settore agroalimentare italiano

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Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente tornano a mettere sotto pressione la filiera agroalimentare italiana e accendono l’allarme tra le imprese del comparto, sempre più preoccupate per l’aumento dei costi energetici e per le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. È quanto emerge dalla nuova survey realizzata da The European House – Ambrosetti su oltre 500 aziende italiane del settore Food&Beverage, presentata in vista della decima edizione del Forum Food&Beverage in programma a Bormio il 5 e 6 giugno.

Secondo l’indagine, 7 aziende su 10 guardano con preoccupazione agli effetti della crisi internazionale sulla tenuta del mercato, mentre quasi 4 imprese su 10 si dichiarano addirittura “molto preoccupate”, soprattutto tra le piccole e medie aziende e tra quelle meno strutturate sul fronte export e sostenibilità.

Il principale elemento di criticità resta il costo dell’energia. Il 63,5% delle imprese indica infatti l’inflazione energetica come il primo fattore di rischio per il comparto agroalimentare, mentre cresce anche il peso dell’aumento dei costi delle materie prime, indicato dal 36,2% delle aziende e ormai davanti al tema della mancanza di manodopera, fermo al 34%.

Più distaccati, almeno nell’immediato, i timori legati al cambiamento climatico, considerato prioritario solo dal 14% delle aziende intervistate. Tra le imprese che esportano oltre il 25% del fatturato, invece, assumono maggiore rilevanza le tensioni geopolitiche e i ritardi negli approvvigionamenti delle materie prime, citati dal 30% del campione. In questo scenario, i dazi sembrano pesare meno rispetto agli anni scorsi: appena il 15% delle imprese esportatrici li considera oggi un problema rilevante.

“Il settore agroalimentare italiano sta attraversando un momento particolarmente complesso, segnato da tensioni geopolitiche, volatilità dei costi energetici e difficoltà di approvvigionamento”, ha dichiarato Valerio De Molli. “Eppure dalle nostre rilevazioni emerge un dato molto importante: prevale un sentiment positivo sull’andamento del fatturato, che aumenta guardando al futuro, soprattutto tra le grandi aziende”. Secondo la survey TEHA, infatti, quasi 8 imprese su 10 prevedono una crescita del fatturato nei prossimi dodici mesi, segnale che conferma la resilienza della filiera agroalimentare italiana nonostante il contesto internazionale ancora instabile.

I numeri del comparto continuano del resto a evidenziare il peso strategico dell’agroalimentare per l’economia nazionale. Nel 2024 il settore ha raggiunto un fatturato complessivo di 269,9 miliardi di euro, di cui 193,3 miliardi riconducibili all’industria alimentare e 76,6 miliardi al comparto agricolo, con una crescita del 42% rispetto al 2015. Anche gli investimenti mostrano una dinamica positiva, arrivando a quota 18,6 miliardi di euro nel 2024, mentre l’occupazione complessiva della filiera ha raggiunto 3,4 milioni di addetti, in aumento del 5,9% rispetto a dieci anni fa.

Sul fronte internazionale, l’export agroalimentare italiano ha toccato nel 2025 il record storico di 70,9 miliardi di euro, quasi raddoppiando rispetto al 2015 (+94,3%). Di questi, 60,9 miliardi fanno riferimento al Food&Beverage e 10 miliardi al comparto agricolo. “Il conflitto nel Golfo apre nuovi scenari di pressione sui prezzi, con un possibile aumento dell’inflazione fino a 0,7 punti percentuali nel resto del 2026”, ha sottolineato Benedetta Brioschi. “Dalle nostre rilevazioni emerge inoltre un approccio alla spesa sempre più polarizzato: il 66% delle famiglie a basso reddito sceglie il prezzo come prima leva d’acquisto, mentre tra le famiglie ad alto reddito prevale la qualità”.

La ricerca evidenzia inoltre il ruolo centrale della Lombardia nel panorama agroalimentare nazionale. La regione si conferma prima in Italia per fatturato, valore aggiunto ed export del settore, con 50 miliardi di euro di fatturato, 11 miliardi di valore aggiunto e 11,7 miliardi di export agroalimentare. Sarà proprio la Lombardia a ospitare il Forum Food&Beverage di TEHA, appuntamento che riunirà a Bormio 36 partner, 45 relatori, 16 sessioni di lavoro e 4 ricerche dedicate ai temi chiave della filiera: sostenibilità, geopolitica, export, innovazione e nuove abitudini di consumo.

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