Nestlé apre un nuovo fronte di riorganizzazione in Spagna e mette sul tavolo un piano di esuberi che potrebbe coinvolgere fino a 301 dipendenti, pari a circa il 7,24% della forza lavoro nel Paese, delineando un passaggio delicato per la filiale iberica in un contesto di crescente pressione competitiva nel largo consumo. Il gruppo ha infatti comunicato l’avvio di un procedimento di licenziamento collettivo (ERE) che interesserà diverse funzioni aziendali, dagli uffici centrali alle reti commerciali, passando per i centri di distribuzione e alcuni stabilimenti produttivi, confermando la volontà di intervenire in maniera trasversale sulla propria organizzazione operativa.
Nel dettaglio, il piano coinvolge sei siti industriali localizzati a Pontecesures (Pontevedra), Sebares (Asturias), La Penilla (Cantabria), Miajadas (Cáceres), Reus (Tarragona) e Girona, che rappresentano nodi rilevanti della presenza produttiva della multinazionale nel Paese, oltre alle strutture amministrative e logistiche. Secondo quanto comunicato dall’azienda, la decisione è il risultato di un’analisi approfondita delle strutture e si inserisce in un quadro di trasformazione del settore del largo consumo, caratterizzato da un incremento dei costi operativi, da un cambiamento progressivo delle abitudini di acquisto dei consumatori e da una crescente incidenza della marca del distributore sugli equilibri competitivi.
In questo scenario, Nestlé intende ridefinire il proprio modello operativo in Spagna orientandolo verso una maggiore efficienza, agilità e focalizzazione sui marchi e sulle categorie ritenute strategiche, facendo leva in particolare sull’automazione e sulla digitalizzazione dei processi come driver di competitività nel medio-lungo periodo. La società ha inoltre sottolineato come il piano arrivi dopo l’adozione di misure precedenti di contenimento dei costi e dopo un riesame complessivo delle proprie strutture, indicando quindi un percorso già avviato di razionalizzazione e adattamento al nuovo contesto di mercato.
Sul piano procedurale, la costituzione della mesa negoziale con le rappresentanze dei lavoratori è prevista per il 6 maggio, momento a partire dal quale si aprirà il confronto sulle modalità di attuazione del piano e sulle possibili misure di mitigazione dell’impatto occupazionale. La direzione ha dichiarato di voler gestire il processo nel rispetto dei principi di trasparenza e dialogo, con l’obiettivo di esplorare soluzioni che possano ridurre il numero delle uscite e accompagnare i lavoratori coinvolti attraverso strumenti di supporto nella fase di transizione.
L’annuncio arriva tuttavia in un momento in cui la filiale spagnola presenta risultati economici solidi, avendo chiuso il 2025 con un fatturato di 2,894 miliardi di euro, in crescita del 4,8% rispetto all’anno precedente, e con investimenti pari a 96 milioni di euro, il livello più elevato dell’ultimo decennio. A livello globale, invece, il gruppo ha registrato un utile netto di 9,033 miliardi di franchi svizzeri nel 2025, in calo del 17% su base annua, riflettendo un contesto più complesso sul fronte dei costi e della domanda.
La reazione dei sindacati non si è fatta attendere e si è espressa con toni particolarmente critici nei confronti dell’iniziativa aziendale, ritenuta non coerente con i risultati economici conseguiti. UGT-FICA ha chiesto il ritiro immediato del piano, definendolo ingiustificato e sottolineando come l’azienda mantenga una posizione di leadership globale accompagnata da risultati economici rilevanti.
Anche CCOO e CSIF hanno espresso una netta opposizione, parlando di misura sproporzionata e socialmente inaccettabile e annunciando un’intensa attività negoziale per ridurre il numero degli esuberi e migliorare le condizioni per i lavoratori coinvolti. Nel frattempo, i rappresentanti dei lavoratori hanno avviato le comunicazioni ai diversi comitati aziendali, fissando in 15 giorni il termine per la costituzione della commissione negoziale sindacale, che sarà composta da 13 membri e dovrà rappresentare in modo equilibrato i vari siti produttivi.
Tra le richieste emerse figura anche quella di includere un rappresentante dello stabilimento di La Penilla, considerato uno dei principali poli produttivi del gruppo in Spagna insieme a quello di Girona, a testimonianza del peso strategico di questi impianti. Secondo UGT-FICA, il piano si inserisce inoltre in una più ampia ristrutturazione globale che potrebbe comportare il taglio di circa 16.000 posti di lavoro nel mondo, rafforzando la percezione di un processo di revisione profonda della struttura industriale del gruppo.
Il confronto tra azienda e sindacati si annuncia quindi particolarmente complesso e decisivo per definire l’impatto finale dell’operazione, in un equilibrio delicato tra esigenze di efficienza e tutela dell’occupazione. Sullo sfondo resta la pressione crescente sul settore del grocery, dove la competizione sui prezzi, l’evoluzione dei comportamenti di consumo e l’espansione delle private label stanno ridisegnando le strategie dei grandi player internazionali.



















