Il settore mondiale del vino continua a fare i conti con una fase di profonda trasformazione, stretta tra cambiamenti climatici, nuove tensioni commerciali internazionali e consumi in rallentamento, ma dimostra allo stesso tempo una significativa capacità di adattamento. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto dell’International Organisation of Vine and Wine (OIV), dedicato allo stato del comparto vinicolo globale nel 2025.
Secondo l’organizzazione internazionale, il mercato mondiale del vino sta affrontando simultaneamente gli effetti delle politiche tariffarie, dell’incertezza economica e degli eventi climatici estremi, con impatti che coinvolgono produzione, consumi e commercio internazionale. Nonostante questo scenario, il settore mantiene un forte livello di internazionalizzazione: quasi una bottiglia su due viene infatti consumata fuori dal Paese di origine.
Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri, in lieve crescita dello 0,6% rispetto al minimo storico del 2024, ma ancora inferiore del 9,4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Si tratta del terzo anno consecutivo di vendemmie deboli a livello globale, segnate da gelate tardive, siccità prolungate, ondate di calore e precipitazioni eccessive che hanno colpito numerose aree vitivinicole sia nell’emisfero nord sia in quello sud.
L’Europa continua a rappresentare circa il 60% della produzione mondiale, ma con livelli tra i più bassi degli ultimi decenni. In questo contesto, l’Italia si conferma primo produttore mondiale con 44,4 milioni di ettolitri, pari a quasi il 20% della produzione globale. Il dato risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (+0,7%), anche se ancora inferiore del 4,1% rispetto alla media degli ultimi cinque anni.
Secondo il rapporto OIV, l’Italia è stata uno dei pochi grandi produttori a mantenere volumi vicini alla media recente grazie a condizioni climatiche relativamente favorevoli, caratterizzate da una primavera mite, precipitazioni equilibrate e un’estate senza eccessi di calore. L’andamento produttivo è però risultato molto differenziato tra le diverse aree del Paese: il Sud ha trainato la crescita, il Nord ha registrato incrementi moderati, mentre il Centro Italia ha subito una lieve flessione, soprattutto a causa della Toscana.
Il report segnala inoltre l’aumento delle giacenze di vino e mosti. In diverse denominazioni italiane le rese sono state limitate volontariamente per contenere gli stock. Secondo i dati citati da Unione Italiana Vini, le giacenze hanno raggiunto a gennaio 2026 quota 61 milioni di ettolitri, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente, dato che sale a quasi 68 milioni includendo i mosti.
Situazione più difficile invece per Francia e Spagna. La Francia ha prodotto 36,1 milioni di ettolitri, un livello inferiore del 16% rispetto alla media quinquennale, penalizzata da caldo estremo, siccità e problemi climatici diffusi in tutte le regioni viticole. La Spagna, con 28,7 milioni di ettolitri, ha sofferto il terzo anno consecutivo di siccità e ondate di calore, con una vendemmia tra le più basse degli ultimi decenni.
Fuori dall’Europa, il report evidenzia segnali di recupero in Paesi come Brasile, Nuova Zelanda e Sudafrica, che hanno beneficiato di condizioni climatiche più favorevoli dopo le difficoltà del 2024. Il Brasile, in particolare, ha registrato un balzo produttivo dell’80,6%, mentre la Nuova Zelanda ha ottenuto la seconda vendemmia più abbondante della sua storia.
Parallelamente continua a ridursi la superficie vitata mondiale, scesa a 7 milioni di ettari nel 2025, in calo dello 0,8% rispetto all’anno precedente e al sesto anno consecutivo di contrazione. Anche l’Italia, dopo la crescita registrata nel 2024, ha visto una lieve riduzione dei vigneti a 726 mila ettari (-0,3%), mantenendo comunque il quarto vigneto più grande al mondo dopo Spagna, Francia e Cina.
Anche i consumi continuano a diminuire. L’OIV stima per il 2025 un consumo mondiale pari a 208 milioni di ettolitri, in calo del 2,7% rispetto al 2024. Dal 2018 il mercato globale ha perso circa il 14% dei volumi, in un contesto segnato da inflazione, riduzione del potere d’acquisto e cambiamento delle abitudini sociali e alimentari.
Nove dei dieci principali mercati mondiali hanno registrato un arretramento dei consumi. Gli Stati Uniti, primo mercato mondiale, sono scesi a 31,9 milioni di ettolitri (-4,3%), frenati anche dal minor consumo di alcol tra le fasce più giovani e da una crescente sensibilità ai prezzi. In forte difficoltà anche la Cina, dove i consumi sono diminuiti del 13%, proseguendo un trend negativo iniziato nel 2018.
In controtendenza emergono invece Portogallo, che raggiunge il livello record di consumi con 5,6 milioni di ettolitri, e ancora una volta il Brasile, che tocca il massimo storico con 4,4 milioni di ettolitri consumati.
Il commercio internazionale del vino resta infine sotto pressione. Nel 2025 le esportazioni mondiali sono scese del 4,7% a 94,8 milioni di ettolitri, mentre il valore è diminuito del 6,7% a 33,8 miliardi di euro. Il rapporto attribuisce il rallentamento soprattutto alle tensioni tariffarie, alle incertezze sul mercato statunitense e alla debolezza della domanda globale.
L’Italia mantiene comunque la leadership mondiale nell’export per volume con 21 milioni di ettolitri esportati nel 2025, davanti a Spagna e Francia. Tuttavia le vendite all’estero hanno subito una flessione del 2% in volume e del 3,4% in valore, scendendo a 7,8 miliardi di euro.
Il vino imbottigliato continua a rappresentare il cuore dell’export italiano, con il 55% dei volumi e il 65% del valore complessivo, mentre gli spumanti hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta rispetto ad altri segmenti. Più marcata invece la contrazione del vino sfuso.
Gli Stati Uniti restano il primo mercato per valore del vino italiano, con 1,7 miliardi di euro, ma gli acquisti sono diminuiti del 9,1% anche a causa dell’impatto delle nuove tariffe introdotte nella seconda parte dell’anno. La Germania rimane invece il principale mercato per volume, pur registrando un calo vicino al 10%.



















