Stop europeo alle carni brasiliane: tensione tra Bruxelles e Brasilia sugli anti-microbici

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Il Brasile prova a scongiurare il blocco delle esportazioni verso l’Unione europea di numerosi prodotti di origine animale dopo la decisione di Bruxelles di sospendere dal 3 settembre 2026 le autorizzazioni per le forniture legate al mancato rispetto delle regole europee sull’uso delle sostanze anti-microbiche negli allevamenti. Dopo il voto del 13 maggio del Comitato permanente della Commissione europea su piante, animali, alimenti e mangimi, che ha approvato l’aggiornamento della lista dei Paesi autorizzati a esportare nell’Ue prodotti di origine animale destinati al consumo umano escludendo il Brasile, nella giornata del 14 maggio proseguono i contatti diplomatici e tecnici tra Brasilia e Bruxelles.

A confermarlo è stato l’ambasciatore brasiliano presso l’Unione europea, Pedro Miguel da Costa e Silva, che ha definito la decisione europea “una sorpresa” e ha spiegato che il governo brasiliano ha già avviato un dialogo tecnico con la Commissione per ottenere il reintegro nella lista dei Paesi autorizzati. Secondo il diplomatico, i rappresentanti brasiliani hanno incontrato la Direzione generale Salute della Commissione europea per ottenere chiarimenti sulla misura approvata da Bruxelles. Il Brasile è inoltre il primo Paese a essere escluso dall’elenco degli Stati considerati conformi agli standard europei sugli anti-microbici.

La questione assume particolare rilevanza anche perché arriva a pochi giorni dall’entrata in vigore provvisoria, il primo maggio, dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, destinato a liberalizzare parte degli scambi agricoli tra l’Ue e Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Proprio il libero scambio agricolo con i Paesi Mercosur continua però a dividere l’Europa, con molte organizzazioni agricole europee che denunciano il rischio di concorrenza sleale legato a standard produttivi differenti rispetto a quelli richiesti agli allevatori comunitari.

Il governo brasiliano ha reagito definendo la decisione “sorprendente” in una nota congiunta firmata dal Ministero degli Esteri, dal Ministero dell’Agricoltura e dal Ministero dello Sviluppo, Industria, Commercio e Servizi. Brasilia ha annunciato che adotterà “tutte le misure necessarie” per ottenere il reintegro nella lista e garantire la continuità delle esportazioni verso il mercato europeo, dove il Paese esporta da oltre quarant’anni. Secondo quanto spiegato dalla Commissione europea, le regole comunitarie vietano l’utilizzo di anti-microbici negli allevamenti per finalità di crescita o incremento della produttività, oltre a proibire l’impiego di farmaci riservati alle infezioni umane.

La portavoce della Commissione Eva Hrncirova ha confermato che il Brasile non sarà incluso nella nuova lista dei Paesi autorizzati e che, di conseguenza, non potrà più esportare verso l’Unione europea animali vivi destinati alla produzione alimentare e derivati come carne bovina, equina, pollame, uova, prodotti dell’acquacoltura, miele e budelli a partire dal 3 settembre 2026. Per Bruxelles, il Brasile dovrà dimostrare la piena conformità alle norme europee sull’utilizzo degli anti-microbici “per l’intero ciclo di vita degli animali” da cui derivano i prodotti esportati. Il tema riguarda un comparto strategico per l’economia brasiliana. Il Paese sudamericano è infatti il maggiore esportatore mondiale di proteine animali e uno dei principali fornitori agricoli del mercato europeo.

Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 le esportazioni agroalimentari brasiliane verso l’Ue hanno raggiunto un valore complessivo di 18,59 miliardi di euro. Tra queste, le esportazioni di carne bovina e vitello hanno rappresentato 715 milioni di euro, mentre pollame e uova hanno totalizzato 669 milioni di euro. Gli altri prodotti animali hanno generato ulteriori 214 milioni di euro. Bruxelles ha comunque lasciato aperta la porta a un possibile ritorno del Brasile nell’elenco dei Paesi autorizzati, precisando che le esportazioni potranno riprendere una volta dimostrato il pieno rispetto delle norme comunitarie.

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