I dazi statunitensi rallentano l’export dell’olio d’oliva italiano, mentre sul mercato interno i prezzi all’origine scendono e le scorte raggiungono livelli record. È il quadro delineato dall’Osservatorio sul mercato oleario di Certified Origins relativo al secondo trimestre 2026, che fotografa un settore alle prese con difficoltà congiunturali ma anche con prospettive di crescita nel lungo periodo grazie all’espansione della domanda mondiale.
Il dato più significativo riguarda gli Stati Uniti, principale mercato di sbocco per l’olio italiano. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio sui dati dell’US Census Bureau, nei primi quattro mesi del 2026 il valore delle esportazioni italiane verso gli Usa è sceso del 40%, passando da 370 a 223 milioni di dollari, mentre i volumi hanno registrato una contrazione del 33%.
Alla base del rallentamento ci sono le misure protezionistiche introdotte da Washington nei confronti dei prodotti agroalimentari premium europei. A giugno l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) ha inoltre pubblicato i risultati di un’indagine sul lavoro forzato che potrebbe tradursi in nuovi dazi del 10% o del 12,5%. Nello scenario prospettato, la Tunisia resterebbe esente, mentre l’olio d’oliva europeo continuerebbe a non beneficiare di particolari tutele. La North American Olive Oil Association continua intanto a chiedere un’esenzione specifica, sottolineando come il mercato statunitense dipenda strutturalmente dalle importazioni.
Anche il mercato italiano evidenzia un’inversione di tendenza. Dopo aver sfiorato gli 8 euro al chilogrammo tra novembre e dicembre 2025, le quotazioni dell’olio extravergine si sono stabilizzate tra 5,80 e 6 euro al chilogrammo tra maggio e giugno, con una flessione superiore al 30% su base annua.
A incidere sul calo dei prezzi è soprattutto l’elevata disponibilità di prodotto. Al 31 maggio 2026 le giacenze complessive di olio d’oliva in Italia hanno raggiunto circa 277mila tonnellate, in crescita del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di queste, oltre 221.800 tonnellate sono rappresentate da olio extravergine, mentre circa 132.700 tonnellate sono costituite da extravergine di origine esclusivamente italiana. Un surplus che, insieme alla concorrenza degli oli importati da Paesi con costi di produzione inferiori, continua a esercitare una pressione significativa sul mercato.
Sul fronte internazionale, la Spagna si prepara invece a una campagna produttiva particolarmente favorevole. Le rilevazioni effettuate negli uliveti delle province di Jaén e Córdoba indicano condizioni vegetative positive e fanno stimare un incremento della produzione del 50% a Jaén e del 30% a Córdoba. Le prime previsioni parlano di un raccolto nazionale compreso tra 1,7 e 1,8 milioni di tonnellate, elemento che potrebbe contribuire a mantenere i prezzi internazionali su livelli contenuti.
Nonostante le difficoltà del momento, le prospettive di lungo periodo restano positive. Secondo uno studio dell’economista agrario Juan Vilar, entro il 2050 i consumi mondiali di olio d’oliva cresceranno tra il 14% e il 20%, con una domanda aggiuntiva stimata tra 500mila e 700mila tonnellate annue. La crescita sarà trainata soprattutto dai mercati importatori e non produttori, come Stati Uniti, Brasile e Canada, mentre i Paesi tradizionalmente produttori dell’area mediterranea potrebbero registrare una lieve contrazione dei consumi.
“Ci troviamo di fronte a un mercato a due velocità, in cui le tensioni contingenti sui prezzi e l’inasprimento tariffario negli Stati Uniti non devono offuscare la traiettoria di sviluppo di lungo periodo del settore”, osserva Giovanni Quaratesi, Head of Corporate Global Affairs di Certified Origins. “I dazi penalizzano l’origine europea sul mercato nordamericano, ma non arrestano un trend di crescita strutturale dei consumi. Proprio i mercati oggi sotto pressione sono quelli destinati ad ampliarsi di più: presidiarli adesso con promozione coordinata, filiere certificate e diversificazione commerciale significa costruire la stabilità del settore olivicolo italiano ed europeo dei prossimi anni”.



















