Vendite al dettaglio in calo nel Regno Unito: famiglie più caute su spesa e acquisti discrezionali

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Le vendite al dettaglio nel Regno Unito frenano ad aprile, con il settore che torna in territorio negativo dopo i segnali di ripresa registrati nei mesi precedenti. Secondo i dati diffusi dal British Retail Consortium, le vendite complessive hanno segnato un calo del 3% su base annua, in netto peggioramento rispetto alla crescita del 7% registrata nello stesso mese del 2025 e al di sotto della media degli ultimi dodici mesi, pari a +1,8%.

A pesare sull’andamento del mercato britannico è stato soprattutto il comparto alimentare, che ha registrato una flessione del 2,5% rispetto ad aprile dello scorso anno, quando invece aveva segnato un incremento dell’8,2%. Anche in questo caso il dato si colloca ben sotto la media annuale del +3,5%, confermando il rallentamento dei consumi legati alla spesa quotidiana.

In difficoltà anche il non food, con una contrazione del 3,3% rispetto al +6,1% dell’aprile 2025. Le vendite nei negozi fisici hanno ceduto il 4%, mentre l’e-commerce non food ha registrato una flessione del 2,3%, segnale di una debolezza diffusa che coinvolge sia i punti vendita tradizionali sia i canali digitali.

Nonostante il rallentamento delle vendite online, la penetrazione dell’e-commerce nel non food è salita al 37,9%, in aumento rispetto al 37,4% dello scorso anno e superiore alla media annuale del 37,5%. Un dato che conferma come i consumatori britannici continuino comunque a privilegiare il digitale per una quota crescente degli acquisti discrezionali.

Per attenuare l’effetto calendario legato alla Pasqua anticipata, il BRC ha considerato insieme marzo e aprile: nel confronto con lo stesso periodo del 2025 le vendite retail britanniche risultano comunque in crescita dell’1,5%.

Secondo Helen Dickinson, amministratrice delegata del British Retail Consortium, il calo di aprile è stato “ampiamente determinato dallo spostamento della Pasqua”, ma anche il clima di incertezza economica ha inciso sulle scelte delle famiglie. “I timori che il conflitto in Medio Oriente possa alimentare ulteriormente il costo della vita hanno spinto molti consumatori a ridurre la spesa”, ha spiegato.

Dickinson ha sottolineato come siano diminuite soprattutto le spese discrezionali e gli acquisti più importanti, dai mobili alle vacanze estive, mentre alcuni segnali positivi arrivano dalla domanda di televisori e sistemi audio in vista dei grandi eventi sportivi, tra cui i Mondiali.

Sul fronte politico, il BRC chiede al governo britannico di intervenire per limitare l’impatto dei costi energetici e fiscali sul retail, rivedendo in particolare le tasse legate all’energia e agli imballaggi.

Anche Linda Ellett, UK Head of Consumer, Retail & Leisure di KPMG, ha parlato di un “aprile deludente” per il commercio britannico. Secondo l’analista, a eccezione di beauty, salute e gioielleria, quasi tutte le categorie merceologiche hanno registrato una contrazione delle vendite.

Nel food & beverage, Sarah Bradbury, CEO di IGD, evidenzia invece una crescente polarizzazione dei consumi. Le famiglie a reddito più basso, già penalizzate dall’aumento dei costi energetici, restano fortemente orientate al risparmio e alle promozioni, mentre i consumatori con maggiore capacità di spesa risultano più protetti dall’inflazione.

Secondo IGD, la crescita a valore del comparto alimentare sta rallentando rapidamente, mentre i volumi rimangono sostanzialmente stabili, segno di una gestione sempre più attenta dei budget familiari. Le tensioni geopolitiche e l’impatto sui mercati energetici potrebbero inoltre tradursi nei prossimi mesi in nuove pressioni inflazionistiche sui prodotti alimentari. Per i retailer britannici si prospetta quindi una primavera-estate complessa, tra consumatori prudenti, promozioni in aumento e domanda ancora incerta.

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