A giugno l’inflazione rallenta al 3%: frenano alimentari freschi e servizi ma l’energia continua a spingere

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

L’inflazione rallenta leggermente in Italia nel mese di giugno. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una crescita del 3% su base annua, in calo rispetto al 3,2% di maggio, mentre su base mensile resta invariato.

La frenata è attribuibile soprattutto al raffreddamento dei prezzi degli alimentari non lavorati, che passano da un incremento del 5,5% al 4,5%, e al rallentamento dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, scesi dal 3% al 2,7%. Si attenua anche la crescita dei servizi relativi ai trasporti, che passa dall’1,7% all’1,1%.

A controbilanciare questa tendenza resta però il comparto energetico. I prezzi degli energetici regolamentati accelerano infatti dal 5,6% al 9,3%, mentre quelli non regolamentati salgono ulteriormente dal 12,5% al 12,9%, continuando a rappresentare uno dei principali fattori di pressione sull’indice generale.

L’inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende lievemente dall’1,7% all’1,6%. Si riduce anche l’indicatore depurato dei soli beni energetici, che passa dal 2,1% al 2%.

Sul fronte dei beni e dei servizi emergono dinamiche differenti. I prezzi dei beni restano stabili su base annua al 3,4%, mentre quelli dei servizi rallentano dal 2,8% al 2,6%, ampliando il divario tra i due comparti.

Scende anche il cosiddetto “carrello della spesa”. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano dall’1,9% all’1,6%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto passano dal 4,4% al 4,1%, segnale di un alleggerimento della pressione sulle spese quotidiane delle famiglie.

Nel dettaglio, a livello congiunturale pesano la diminuzione dell’1,4% dei prezzi degli alimentari non lavorati e il calo dello 0,3% degli energetici non regolamentati. In direzione opposta si muovono invece i servizi ricreativi e culturali (+0,6%), i servizi di trasporto (+0,5%) e gli energetici regolamentati (+0,3%).

Tra le principali divisioni di spesa, l’aumento più consistente riguarda abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+7%), seguiti dai trasporti (+4,7%) e dai servizi finanziari e assicurativi (+4,3%). In controtendenza rimane il settore dell’informazione e comunicazione, che registra un calo dell’1,2%.

Le stime confermano inoltre un’inflazione acquisita per il 2026 pari al 2,6% per l’indice generale, mentre quella della componente di fondo sale all’1,7%.

Anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), utilizzato per i confronti europei, mostra un lieve rallentamento: a giugno cresce dello 0,1% rispetto a maggio e del 3,1% su base annua, contro il 3,2% registrato nel mese precedente.

Nel commento che accompagna i dati, l’Istat sottolinea come il rallentamento dell’inflazione sia dovuto principalmente all’attenuarsi delle tensioni sui prezzi degli alimentari freschi e di alcuni servizi, mentre la componente energetica continua a sostenere la crescita dei prezzi, mantenendo elevata la pressione sul costo della vita.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento