L’eventuale introduzione del nuovo modello nutrizionale NPM 2018 nel sistema normativo britannico che regola pubblicità e promozione degli alimenti considerati meno salutari potrebbe avere conseguenze molto più ampie di quanto stimato dal Governo. È quanto emerge da uno studio realizzato da Oxford Economics su incarico della Food and Drink Federation (FDF), che ha analizzato l’impatto della proposta attualmente in consultazione nel Regno Unito.
Il Governo intende applicare il Nutrient Profile Model 2018 alle norme già in vigore che limitano la promozione e la pubblicità di cibi e bevande ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale. Secondo la valutazione ufficiale, la misura amplierebbe del 22% il numero di prodotti soggetti a restrizioni.
Tuttavia, l’analisi di Oxford Economics suggerisce che l’aumento potrebbe essere molto più consistente. In base ai dati raccolti presso le aziende del settore, i prodotti coinvolti dalle nuove regole potrebbero crescere del 40%, quasi il doppio rispetto alle stime governative.
Lo studio evidenzia inoltre una forte incertezza sugli effetti reali della misura in termini di salute pubblica. La valutazione d’impatto del Governo ipotizza infatti una riduzione delle vendite dei prodotti interessati compresa tra il 16% e il 90%, mentre il tasso di compensazione dei consumatori – ovvero la sostituzione con altri alimenti – varia tra lo 0% e il 100%. Una forbice molto ampia che, secondo Oxford Economics, rende difficile prevedere l’effettivo impatto sul consumo calorico.
Tra gli aspetti più critici emerge la questione dei costi per le imprese. Secondo la ricerca, i costi una tantum sostenuti dai produttori per ogni nuovo prodotto interessato sarebbero mediamente pari a circa 2.800 sterline, contro le sole 53 sterline considerate nella valutazione governativa.
L’analisi mette inoltre in discussione l’ipotesi che tali costi non vengano trasferiti ai consumatori. Al contrario, l’esperienza economica dimostrerebbe che aumenti generalizzati dei costi di conformità tendono a riflettersi almeno in parte sui prezzi finali.
Le imprese intervistate prevedono anche una riduzione degli investimenti pari a circa il 6% in caso di adozione del nuovo modello. Alcune aziende avrebbero già iniziato a rinviare progetti e investimenti in attesa di conoscere l’esito definitivo della riforma.
Un altro effetto potenzialmente rilevante riguarda l’offerta disponibile sugli scaffali. Oltre il 10% dei prodotti delle aziende partecipanti all’indagine potrebbe essere ritirato dal mercato a causa delle difficoltà di riformulazione necessarie per rispettare i nuovi criteri nutrizionali.
Secondo Oxford Economics, questo scenario potrebbe ridurre la scelta per i consumatori e favorire una polarizzazione dell’offerta, con prodotti completamente conformi da una parte e prodotti nettamente non conformi dall’altra.
Il rapporto conclude che le stime sui benefici sanitari contenute nell’analisi governativa si basano su una serie di assunzioni ancora molto incerte e supportate da evidenze empiriche limitate. Per questo motivo, gli autori chiedono una valutazione più approfondita dell’attuale sistema regolatorio prima di procedere con modifiche che potrebbero avere effetti significativi sia sulla salute pubblica sia sull’economia del settore alimentare britannico.



















