L’inflazione dei prezzi al dettaglio nel Regno Unito torna a crescere a maggio, spinta soprattutto dal comparto non alimentare e dall’aumento dei costi energetici e logistici, mentre il carrello della spesa rallenta grazie alla forte concorrenza tra le insegne della grande distribuzione. È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio del British Retail Consortium relativo alla settimana compresa tra il primo e il 7 maggio 2026.
L’indice generale dei prezzi nei negozi ha registrato un incremento dell’1,2% su base annua, rispetto all’1% di aprile, superando anche la media degli ultimi tre mesi. A incidere è stato soprattutto il ritorno dell’inflazione nel non food, salita allo 0,5% dopo il -0,1% del mese precedente, interrompendo così una lunga fase deflattiva.
Secondo il report, gli aumenti più marcati si sono registrati nei settori arredamento e salute e bellezza, comparti penalizzati dal rincaro delle materie prime e dall’aumento dei costi di trasporto internazionale. Allo stesso tempo, alcune categorie dell’elettronica di consumo, come televisori e dispositivi audiovisivi, hanno continuato a registrare cali di prezzo grazie alle promozioni lanciate dai retailer in vista dei grandi eventi sportivi estivi.
Sul fronte alimentare, invece, la pressione inflazionistica continua ad attenuarsi. L’inflazione food è scesa al 2,7% dal 3,1% di aprile, toccando il livello più basso degli ultimi dodici mesi. In frenata anche il fresco alimentare, passato dal 3,9% al 3,4%, mentre l’ambient grocery è sceso all’1,6%.
Per Helen Dickinson, amministratrice delegata del BRC, i retailer stanno continuando a fare il possibile per contenere gli aumenti e difendere il potere d’acquisto delle famiglie britanniche. “I consumatori hanno beneficiato di un rallentamento dell’inflazione alimentare grazie alla forte competizione tra supermercati, che continua a garantire valore e risparmio”, ha dichiarato.
Dickinson ha però avvertito che le imprese si trovano ad affrontare pressioni sempre più forti sui costi operativi, dai rincari energetici alle difficoltà legate alle tensioni geopolitiche internazionali, in particolare al conflitto in Iran. Secondo il BRC, le aziende non potranno assorbire indefinitamente questi costi senza trasferirli sui prezzi finali nei prossimi mesi.
Anche Mike Watkins, responsabile Retailer and Business Insight di NIQ, sottolinea come il comparto alimentare stia mantenendo livelli inflattivi simili a quelli dello scorso anno grazie al proseguimento delle promozioni post-pasquali, mentre nel non food iniziano a riemergere aumenti dopo mesi di prezzi in calo.
Lo scenario resta quindi complesso per il retail britannico, stretto tra consumatori prudenti, pressione sui margini e aumento dei costi lungo la filiera. Per l’estate, gli analisti prevedono un’intensificazione delle attività promozionali in tutti i segmenti distributivi, nel tentativo di sostenere i consumi in un contesto economico ancora fragile.



















